Prima bozza sottoposta alla valutazione di tutti…………………….
Principi e priorità per un programma condiviso e partecipato …
Viareggio è una città dalle grandi potenzialità…..
Viareggio vuol rilanciare al mondo intero la sua immagine…
Viareggio chiama i cittadini alla partecipazione ed all’impegno per esprimere tutti insieme una nuova idea di città…
Ecco, l’idea di città, un concetto, forse dimenticato nei piani e nei programmi, ma presente sia nella memoria che nelle proiezioni di ognuno di noi.
Che cos’è l’idea di città? L’idea di una città, vista dai cittadini stessi che vi abitano e che lavorano per mantenerla, è quella di una città:
- bella, cioè ordinata, decorosa e vivibile;
- sana, cioè dotata di aria pulita e acqua pura;
- attraente, per i visitatori e per le iniziative, sia culturali, sia economiche
- dinamica e produttiva, che offre opportunità di occupazione e innovazione ai propri cittadini.
L’idea di una città siffatta non rappresenta soltanto il raggiungimento di certi obiettivi, ma il miglioramento costante dei valori tangibili ed intangibili della vita dei cittadini, che condividono le scelte e ne seguono gli sviluppi.
L’idea di città che sta alla base del programma di rilancio di Viareggio è dunque imperniata sul miglioramento della qualità della vita dei cittadini stessi, a cominciare dai residenti: infatti è proprio lo stato di benessere di coloro che vi abitano a rendere un luogo gradito e ricercato dai turisti.Le istituzioni e con esse i cittadini impegnati nelle varie forme di aggregazione si prefiggono gli obiettivi primari, cioè le azioni – fisiche, culturali ed economiche – che rappresentano il programma di rilancio di Viareggio. In base ad essi tracciano le linee di un piano programmatico, di cui stimano gli effetti benefici e la fattibilità finanziaria ed economica.
1) la prima priorità che riteniamo debba essere perseguita è quella di reperire e destinare una congrua quantità di risorse (sicuramente superiore a quelle impiegate negli ultimi anni) al miglioramento ed alla cura della città: strade, marciapiedi, arredo, verde pubblico devono essere non solo migliorate specialmente laddove presentano maggiori criticità ma devono anche in seguito essere continuamente monitorate per mantenerne la qualità.
Una città, che può ancora essere straordinariamente bella e vivibile per i propri cittadini riesce anche a riconquistare i consensi dei turisti producendo ricchezza e sviluppo.
2) il secondo punto da affrontare è una rivisitazione della “macchina comunale”, intervento che non è più ulteriormente rinviabile: occorre fare un’accurata valutazione delle competenze ed esperienze interne all’attuale struttura comunale per migliorare ed ottimizzarne l’impiego e valorizzarle al massimo.
Tutto questo implicherà sicuramente un ridimensionamento del ricorso a risorse esterne con conseguenti risparmi finanziari, recuperando risorse da reinvestire.
Rientra in questa riorganizzazione un’attenta valutazione di tutte le società partecipate dal Comune di Viareggio in funzione della loro utilità amministrativa, della effettiva necessità dei servizi erogati, della loro convenienza economica, dell’adeguatezza a quanto statuito dalla nuova Finanziaria 2008, la quale prevede che le Pubbliche Amministrazioni non possano costituire società per produrre beni e servizi non strettamente necessari al perseguimento delle proprie finalità istituzionali o che non producono servizi di interesse generale, né possano assumere o mantenere direttamente o indirettamente partecipazioni anche di minoranza in dette società. Riteniamo quindi opportuno un ridimensionamento, non punitivo, del numero delle società, del numero dei consiglieri di Amministrazione e dei compensi degli amministratori.
3) Dei 3200 ettari che formano il territorio del Comune di Viareggio, esclusa quella parte di città che offre le maggiori attrattive turistiche (la fascia fronte-mare, dalla Fossa dell’Abate a Torre del Lago, larga fino alla linea ferroviaria), buona parte si trova, con l’eccezione della zona dell’ex Campo di Aviazione, al di là della linea ferroviaria, dove sono cresciuti i grandi quartieri popolari residenziali della città, dal Terminetto al Varignano, al Cotone, al Fienile, alla Migliarina, al Bicchio, inframmezzati, ma troppo spesso a stretto contatto, con strutture produttive o logistiche, spesso nate come espulsione dal “troppo pieno” della Darsena, in una sorta di espansione anarchica verso le aree cosiddette agricole, ma da definirsi piuttosto aree non ancora edificate.
I problemi di questa urbanizzazione diffusa sono evidenti e riteniamo non siano stati adeguatamente affrontati nella proposta del Nuovo Regolamento Urbanistico, che dà la sensazione di perseguire una politica di “riempire i vuoti”.
La rivisitazione del Regolamento Urbanistico in questione è quindi indispensabile per considerare, come si meritano, i problemi di questa popolosa parte di città e, più in generale, per adeguarlo alla nuova idea di città che vogliamo realizzare.
Bisogna innanzitutto fissare un metodo di approccio.
La nascita di Comitati di residenti, che si sono mostrati attivi e consapevoli, indica la prima opzione: tracciare un percorso di progettazione partecipata e di urbanistica concordata.
L’Amministrazione dovrà coordinare e proporre modelli innovativi, qui possibili e fattibili più che in centro, studiare ed applicare, innanzitutto nelle opere a carico dell’Amministrazione stessa, uno specifico Manuale di Progettazione, a misura dei quartieri e delle diverse tipologie. Un Manuale compilato secondo i principi di bio-architettura, di ricuciture paesaggistiche a verde, di elementi portatori di eccellenza ambientale.
Ed anche: domotica, gestione intelligente delle case e reti senza fili, automonitoraggio dell’aria e dell’acqua, applicazione più vasta e selettiva del trattamento differenziato dei rifiuti, super incentivi per l’installazione di pannelli solari e altre tecniche di produzione di energia rinnovabile.
E ancora: certificazione di risparmio energetico, campagna di promozione e diffusione dei risultati.E per finire: quartieri a misura di bambino e di anziano, piazze centrali e centri sociali.
E’ questa la parte più innovativa, più originale, più “viareggina” di questa proposta, quella di trasformare in ‘bello’ il ‘diverso’, di riportare la creatività al primo posto nella costruzione o ricostruzione di una parte di città che è felicemente abitata e fortemente difesa. Una parte di città più vera, in quanto costituita principalmente da ‘prime case’, vuoi di proprietà, vuoi in affitto.
Il Manuale di progettazione sarà partecipato e seguito con grande attenzione, la capillarità degli interventi consoliderà il tessuto sociale, creando forme ed occasioni di iniziative personalizzate di qualità artigianale, artistica, commerciale che renderanno attraenti i quartieri. C’è la necessità di eliminare dai quartieri le intrusioni produttive portatrici di funzioni improprie ed incompatibili con i parametri della salute pubblica. L’azione capillare di valorizzazione deve essere continua e non saltare di scala, seguendo le chimere della vecchia urbanistica, cioè il decentramento a pioggia di funzioni pubbliche, centri direzionali, lo stadio ecc.
4) Viareggio ha molto a che fare con la cultura, intesa universalmente: quella storica e quella artistica, quella “alta” e quella popolare, quella celebrata e quella prodotta. Festival Pucciniano, Carnevale, Premio Letterario Viareggio, Europacinema… e poi Centro di Documentazione Storica, Biblioteca Comunale, Donazione Musicale Giuffrida, Museo della Marineria, Centro Liberty e Decò, … e poi oltre 60 fra associazioni e circoli… e poi Villa Paolina, Villa Borbone, Villa Puccini, Cittadella del Carnevale… e nel prossimo futuro la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, il Museo della Cartapesta, Villa Argentina: è certamente un patrimonio cospicuo, ben oltre la media, ma spesso anche oltre le risorse economiche che il Comune è in grado di raccogliere e destinare. Soffre quindi di lacune e disservizi.
La vita culturale della città è dunque un bene irriducibile, ma non è un bene dovuto, a scatola chiusa.
Bisogna sconfiggere questo atteggiamento, ma bisogna anche intraprendere due azioni convergenti:
- la prima, coinvolgere i viareggini nel progetto culturale della città, sia i cittadini che, come già stanno facendo tutti coloro che appartengono ad una associazione, offrono la quota personale e volontaria d’impegno, sia i cittadini che saranno attirati per la prima volta a produrre e diffondere cultura.
- la seconda, un’azione promozionale, un “magazine” comune, con il numero verde, il sito internet, il box office, i servizi all’utenza e la sede unica (nel Palazzo delle Muse?). La promozione sarà concertata anno per anno, in base al calendario degli eventi culturali, degli itinerari e delle manifestazioni nelle varie sedi, che naturalmente manterranno la propria identità, ma che si riconosceranno nel comune obiettivo di promuovere la città.
E’ intuitivo che il coordinamento e la tematizzazione delle varie iniziative produrrà benefici economici, quali risparmi di gestione, riduzione dei costi singoli e delle spese generali, ma è anche importante, fin da ora, che le risorse riconquistate siano reinvestite nel programma comune.
E’ parimenti intuitivo considerare, coinvolgendo le categorie a tutti i livelli, il significativo ritorno economico sull’indotto turistico cittadino che una stagione lunga, con un calendario che propone una sequenza ben articolata di manifestazioni, potrebbe produrre.
5) per una società dell’inclusione e delle pari opportunità una nuova politica per il sociale dovrà mantenere sicuramente i livelli attuali di investimento: bisogna dare atto all’attuale amministrazione che molte risorse sono state consacrate alle politiche sociali, anche se spesso si è stati costretti ad investire risorse ingenti solo per far fronte all’emergenza.
Occorrerà in futuro lavorare per far sì che le emergenze diminuiscano, e si possa fare una vera e concreta programmazione delle politiche sociali e del “welfare”.
Si deve passare da politiche basate sulla “passività” di coloro che ne sono i beneficiari, quindi di stampo tipicamente e prevalentemente assistenziale (si pensi alle politiche per gli anziani) a politiche fondate su una partecipazione attiva da parte dei destinatari. Non ci si può più limitare ad erogare delle risorse per assistere chi è in difficoltà (anche perché di risorse ce ne sono sempre meno), bisogna cercare il più possibile di attuare politiche di prevenzione del disagio e della necessità. Campi di intervento:
-scuola: inserimento dei figli di immigrati, lotta al bullismo, prevenzione dell’abbandono scolastico, oltre all’assistenza per quanti sono in difficoltà. Necessità di un rapporto continuo di ascolto e di collaborazione con le istituzioni scolastiche presenti sul territorio
-disoccupazione e precarietà: problemi dei giovani, ma non solo (espulsione dal mercato del lavoro riguardante 40-50enni): politiche di formazione continua e di riqualificazione. Importante attuare politiche che favoriscano l’occupazione delle donne, anche part-time.
-famiglie: oltre a continuare con investimenti sull’edilizia popolare per fronteggiare il problema casa, per aiutare le famiglie, soprattutto quelle giovani, ripensare all’organizzazione dei nidi (favorire creazioni di servizi di assistenza qualificati e certificati dal pubblico, e non solo pubblici, con orari e tariffe differenziati) e degli asili, per aiutare chi si trova in situazione di difficoltà nella custodia dei figli e agevolare l’inserimento fin da piccoli di figli di immigrati.
Per dare un aiuto alle famiglie, soprattutto giovani, oltre alle politiche sulla casa ed agli aiuti economici, è importante fornire servizi flessibili e calibrati in base alle effettive necessità dei nuclei familiari.
-anziani: oltre all’assistenza, pensare a politiche di “invecchiamento attivo” e a residenze per anziani diverse dal modello delle case di riposo, ma più simili a “residence”.
-disabili: oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche, abbattimento di quelle “mentali”. Non solo assistenza, ma anche inserimento, per rendere il disabile, per quanto possibile, un cittadino attivo a pieno titolo.
-extracomunitari: abbandonare le politiche fallimentari dei campi per gli immigrati, che creano delle sacche di disagio e di potenziale criminalità, per creare servizi di sostegno, di accoglienza e di inserimento, che aiuterebbero fra l’altro ad avere un maggior controllo della situazione, diminuendo i rischi della criminalità, aumentando la sicurezza per tutti. Fondamentali le figure di mediatori culturali che stabiliscano rapporti costanti di collaborazione con le varie comunità presenti nel nostro territorio.
-sanità: incrementare la prevenzione, a tutti i livelli e a tutte le età. Politiche della società della salute. Presidi sul territorio, riorganizzare le attività di collaborazione con il volontariato in ambito territoriale, non solo cittadino. Per attuare politiche sociali di questo tipo, riteniamo che occorra una integrazione fra tutti gli assessorati (es. edilizia e sociale, per disabili e per le pari opportunità o per la città dei bambini e delle bambine; economia e sociale; pubblica istruzione e sociale), e, soprattutto, l’integrazione dei servizi a livello territoriale e comprensoriale: è necessario far funzionare realmente la conferenza dei sindaci e i tavoli tecnici, organismi che non hanno dato per ora i frutti sperati, e ripensare i rapporti con il variegato mondo del volontariato, delle associazioni e della cooperazione, indispensabile per la realizzazione delle politiche sociali (sistema della sussidiarietà, indispensabile per realizzare la società della salute).
Molte delle politiche di cui si è parlato possono essere realizzate solo in collaborazione fra più comuni, con i vari attori della società, cercando contributi a livello provinciale e regionale. E’ importante tener sempre presente il quadro di riferimento europeo, che mira a realizzare politiche di inclusione in tutti i settori della vita sociale.