Intervento di Agnese Brocchini all’assemblea Comunale

Il mio intervento e la mia candidatura stasera nascono dalla necessità di frenare con questa Assemblea una corsa che potrebbe essere molto pericolosa e dannosa, per tutti noi e stimolare un momento di riflessione e dibattito prima di un’apparentemente inevitabile conta.Purtroppo, come prevedibile e come sembra ormai a tutti inevitabile da tempo, anche stasera a tutti noi è stato posto di fronte l’obbligo di scegliere di aggrapparsi ad una delle due rive opposte in cui è ormai scomposto il nostro partito.

E di nuovo il modo, che è sempre lo stesso, in cui sono nate queste due candidature, fa sì che le due candidature presentate siano, a mio avviso, proprio per il processo da cui hanno avuto vita, di per sé stesse inadeguate.

Evidentemente non per le persone che si sono rese disponibili a ricoprirle, ma per il sistema di muro contro muro che le sostiene e le alimenta, che permette loro di avere forza solo in virtù del fatto di rappresentare semplicemente una, un’opposizione all’altra.

Ancora non siamo riusciti a approfondire le reali proposte e quindi differenziazioni tra i due gruppi, se non quelle guidate da pregiudizi di natura personalistica e non programmatica.

Molte delle persone qui presenti non conoscono i candidati, e nemmeno le persone che ne sostengono convintamene le candidature, e ancor di più forse, a molti sfuggono le ragioni per cui alcuni sostengono uno e altri l’altro.

Portare avanti una politica del “Contro l’Amministrazione” è tanto privo di contenuti quanto irresponsabile, come lo è del resto quella del “Con l’amministrazione a tutti i costi”.

In queste ultime settimane, come giovani, non ancora schierati, come molti hanno detto, ci è stata tirata la giacca da entrambe le parti, per convincerci quanto in una parte piuttosto che nell’altra risiedesse il Male e dovessimo perciò impegnarci per vedere dove stava la verità e sceglierla agguerritamente, schierandoci pure noi e facendo così il gioco dell’una o dell’altra parte.

Credevo che con un nuovo partito, più aperto e per certa parte ancora non inquinato da certe abitudini (tutto fuorché democratiche e trasparenti) sarebbe stato più facile superare certi vizi, certe attitudini, e sarebbe stato possibile decidere in modo più aperto, discusso e condiviso; responsabile.

Quello che mi ha lasciata più disorientata, perciò, non è stato vedere la solita gente fare gli stessi giochi di sempre, ma vedere che anche i “nuovi arrivati”, non ancora parte di un partito che sta ancora formandosi, si siano arresi all’esistente e si siano già così aspramente e fedelmente arruolati in uno dei due schieramenti.

Non ho più sentito l’entusiasmo iniziale di alcuni che si sono resi disponibili mesi fa, con l’intento di portare aria nuova, né la passione di fare politica per amore di una città che tra pochi mesi dovremo competere per tornare a governare, né tanto meno la generosità di rinunciare a posizioni e idee precostituite per lasciare spazio, finalmente, ad un dibattito schietto e aperto sulle politiche e i programmi che tempo fa tutti ci auguravamo e che nessuno si è però poi fatto carico di portare avanti ed affermare, come modello alternativo a quello preesistente.

Il mio intervento di stasera perciò è un appello a tutti coloro che hanno ancora quell’entusiasmo e quella fiducia di poter cambiare le cose, in meglio, stavolta.

Credo ancora e fermamente che in questo partito e anche stasera in questa assemblea chi vuole un partito unito e vincente, aperto, trasparente e democratico è la vera maggioranza.

Questo mio intervento vuol essere uno stop per fermare una corsa pericolosa e mostrare a chi avrà gli occhi e la volontà di vederlo e di crederci, che lo spazio per costruire un partito migliore di questo ancora c’è.

Io sono la prima, e so anche di non essere l’unica, a scendere dal treno in deragliamento e stasera vorrei chiedere ad ognuno di voi di fare lo stesso.

Ho deciso, con gli altri ragazzi e ragazze di questa assemblea, di depositare la mia candidatura stasera per proporre come primo atto il ritiro della stessa, sperando di stimolare altri a fare lo stesso, in nome e per qualcosa di più grande e importante di noi.

Chiedo, con la massima umiltà e una non infondata preoccupazione, a chi finora ha preferito lo scontro, la conta, il muro contro muro al dialogo ed al confronto aperto di fare un altrettanto umile e generoso passo indietro, perché io credo sia possibile già stasera dare a tutti noi e a chi sta fuori un segnale di cambiamento e ritrovata coesione, una scelta unitaria, un segretario che riceva i consensi del Partito; non tutto, magari, ma di una larga maggioranza. E non del 50% più tre o quattro.

Sappiamo che una convergenza su una candidatura unitaria, era stata trovata in questi ultimi giorni, ma di nuovo non è stata perseguita. Di nuovo si è rinunciato a costruire insieme una sintesi.

Sicuramente la mia è la parola di una che non ha niente da perdere, ma con la conta e la chiusura siete sicuri di vincere davvero?Su chi?

Quando si supera il primo scalino con una gamba soltanto, si rischia non solo di non avere la forza di salire il secondo, ma di farsi male.

I giovani, purtroppo, e si vede, in quest’assemblea sono pochi, perciò voi soltanto avete la possibilità di cambiare il corso delle cose.

E se lo farete, se cominceremo tutti a parlare in questo partito, e NEL partito intendo, ovvero nelle sedi appropriate e non in stanze sparse per la città, o in pizzerie e bar; se finalmente riusciremo a farlo tutti insieme guardandoci reciprocamente ed onestamente negli occhi, noi giovani, affatto restii a confrontarci e metterci in discussione, saremo felici di poter prendere una posizione.

Ma la prenderemo sulle politiche e i programmi da portare avanti, non su un nome o uno slogan che a noi sinceramente dicono proprio poco, se non nulla.

Parlate delle cose, e sceglieremo prima ancora che ce lo chiediate.

Ma dateci questo spazio, questo respiro, questa opportunità.

E datela anche a voi stessi.

Invito a prenderci tutti un momento per riflettere.

Non ci corre dietro nessuno, e certi passi meritano di non essere fatti frettolosamente.

Grazie.