Intervento di Luigi Spinelli:
Stimolato anche dall’intervento di Agnese Brocchini e di alcuni dei giovani delegati vorrei fare qualche breve riflessione.Apprezzo l’intervento di Agnese e ne comprendo le motivazioni: siamo arrivati a una fase critica di questa “contesa” fra due schieramenti inasprita credo, anche, da incomprensibili e inammissibili tensioni personali. Io credo francamente che martedì sera abbiamo perso una grande occasione e cerco di motivare questa mia sensazione: eravamo chiamati a eleggere il coordinatore comunale del PD, avevamo 3 candidati ognuno dei quali si è presentato con un documento programmatico sul quale chiedeva il consenso dei delegati. Tutti gli interventi che ho ascoltato si sono semplicemente focalizzati sulle persone (qualcuno scendendo anche a giudizi personali deprecabili) e non sulla condivisione o non condivisione delle loro proposte, dei principi e dei valori su cui chiedevano il consenso.
Agnese Brocchini ha scritto: “Ancora non siamo riusciti a approfondire le reali proposte e quindi differenziazioni tra i due gruppi, se non quelle guidate da pregiudizi di natura personalistica e non programmatica.” Io direi che non è vero che non siamo riusciti ad approfondire, piuttosto, fino ad oggi almeno, non si è voluto farlo: ma quale altra occasione migliore potevamo avere se non quella dell’assemblea per confrontarsi sulle questioni di reale disaccordo, confrontandoci in modo appassionato ma sempre rispettoso delle opinioni altrui? Invece si è preferito parlare di fazioni, di amici e nemici, di mediazioni sulla scelta del coordinatore.
Non capisco questa paura a schierarsi, se per schierarsi si intende prendere posizioni responsabili sulle questioni reali, sui problemi della politica, dei giovani, dei lavoratori, delle donne, sui problemi della città, e non schierarsi con questo o con quello etichettando gli altri come nemici, o addirittura aspettare a schierarsi con il vincitore di turno.
Io non voglio che questo Partito Democratico sia come i vecchi precedenti partiti, dove per trovare mediazioni su persone che in qualche modo si erano connotate apertamente si cercava il personaggio più innocuo….(tanto poi faremo quello che ci pare), oppure per trovare mediazioni su problemi che vedevano più posizioni diverse, si preferiva non parlarne, rinviare, dire e non dire….(tanto poi si vedrà!), non voglio quel partito ricordato con nostalgia da Antonio Nicoletti. Io voglio un partito che non “personalizzi” le questioni, voglio un partito composto da culture, esperienze e sensibilità diverse che sappiano confrontarsi e anche scontrarsi in modo aperto e democratico, difendendo fino in fondo le proprie posizioni ma che alla fine sappiano prendere atto della soluzione che riscontra la più ampia condivisione e accettarla democraticamente. Solo in questo modo le differenze diventano una risorsa e non un ostacolo o fonte di faziosità.
Io martedì sera ho fatto la mia scelta non fra “amici” e “nemici” ma semplicemente basandomi sulle cose che condividevo dell’uno o dell’altro fra i candidati. Nella dichiarazione di intenti di Giannerini ho apprezzato anche il fatto che non ha cercato di “accontentare” tutti o di “dire e non dire” per raccattare qualche voto, ma ha esposto in modo netto e trasparente le sue proposte sottoponendole al voto dei delegati. Nella dichiarazione di Luca Costa invece, e me ne dispiace per la stima che ho di lui, ho sentito i soliti discorsi, le solite frasi fatte, il solito modo di parlare di tutto senza dire niente, il solito “politichese” che cerca di dare un “contentino” a tutti. Nelle parole di Agnese Brocchini, che come dicevo ho anche apprezzato, ho sentito un accorato lodevole appello, ma non condivido la scelta dei giovani di “non schierarsi”: non credo sia un approccio giusto e non da giovani impegnati che devono e vogliono incidere sul futuro. Non devono aver timore a prendere posizioni e a difenderle con tenacia, a confrontarle con le altre, chiedendo rispetto e rispettando quelli che la pensano in modo diverso.
Lo ripeto: abbiamo perso un’occasione, ma sono certo che si possa ancora recuperare con intelligenza e con lo spirito di servizio che dovrebbe essere sempre alla base del fare politica o dell’amministrare una comunità. Non è realistico pensare che si possano sempre trovare soluzioni con l’unanimità dei consensi così come non è plausibile pensare che le scelte siano appannaggio di pochi: l’importante è non cercare di risolvere i problemi con mediazioni al ribasso.
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